Che poi, mica lo bocciano dal nulla: succede dopo un tot. di colloqui con i professori, una quindicina di pomeriggi sacrificati e otto lezioni di ripetizioni fatte.
È questo che indispettisce molto, soprattutto alle scuole superiori, quando si è incappati nella scelta sbagliata per mille motivi.
Dovremmo fermarci a capire quale sia l’indirizzo di studi più giusto e solo a quel punto iscriverci a scuola: a volte questo viene fatto, ma non è sufficiente. Poi, quando la scelta è un enorme punto interrogativo, la decisione cade su quella dove va l’amico, la scuola facile o quella dagli sbocchi professionali maggiori. Così eccerto che lo bocciano, ma da qualche parte nel mondo dovrà pur collocarsi, ecchecaspita.
Questo, credo sia a volte lo spirito con il quale figlio e genitore cercano di adattarsi alla scuola di oggi e di sopravvivervi con tutte le loro forze. Ma nell’intermezzo c’è la vita… e con essa tutti i possibili imprevisti che capitano in una famiglia tra le estati dei 13 e quella dei 19 anni.
Sommario
Cosa fare quando il consiglio di classe ti anticipa che tuo figlio è a rischio bocciatura
Le telefonate dei prof a maggio non sono mai per caso. Se ti hanno chiamato per dirti che tuo figlio rischia la bocciatura, sei nella zona grigia: hai ancora settimane utili per cambiare il finale, oppure per arrivarci preparati. Quasi sempre quella telefonata arriva dopo settimane di insufficienze che si sono accumulate senza essere lette come segnale: se ti riconosci più in questa fase che in quella della bocciatura imminente, leggi prima cosa fare quando i brutti voti si ripetono. Cinque cose da fare adesso.
- Non riportarlo a tuo figlio come una sentenza. Le parole “rischi di essere bocciato” pronunciate a casa con il tono del giudizio fanno mollare anche chi avrebbe ancora voglia di provarci, adotta un approccio autorevole. Trasforma la frase in informazione: “i prof mi hanno detto che servono recuperi su queste materie”.
- Chiedi al consiglio di classe un piano scritto. Quali insufficienze sono recuperabili e con quali strumenti. Senza un piano scritto, ognuno fa la propria parte a caso e nessuno è responsabile.
- Concordatelo con tuo figlio, non imporglielo. Tre o quattro materie da recuperare in un mese sono un lavoro grosso: lui deve sentirlo suo, non subito. Senza il suo “sì” interiore, le ripetizioni non funzionano.
- Tieni la casa fuori dal voto. A cena non si parla di scuola. Il week-end si stacca davvero. La pressione costante non aumenta la performance: la blocca.
- Decidi adesso un piano B emotivo, non solo logistico. Se la bocciatura arriva, come gli sarai accanto? Pensarlo in anticipo significa non andare in panico a giugno.
Le settimane che ti separano dallo scrutinio sono decisive, sono quelle in cui si decide se tuo figlio ci arriverà preparato o già spento. Con una consulenza educativa con me, in 30 minuti gratuiti lavoriamo su tre cose:
- Leggiamo insieme i segnali dei prof. Cosa stanno dicendo davvero e cosa si può ancora fare nelle prossime settimane.
- Costruiamo un piano di recupero realistico e non punitivo. Tre o quattro materie in cinque settimane sono gestibili solo se tuo figlio lo sente suo.
- Proteggiamo il rapporto con tuo figlio. La pressione che funziona è quella che non ti costa il dialogo.
Si fa in videocall. Ti rispondo entro 24 ore.
Se vuoi approfondire il tuo caso:
Cosa fare quando tuo figlio è stato bocciato (i primi cinque giorni contano)
I primi giorni dopo la bocciatura sono i più delicati. Tuo figlio si trova davanti a un’estate diversa da quella che aveva immaginato. Probabilmente ha un gruppo che si scioglie, amici che vanno avanti senza di lui, e dentro di sé il sospetto di non valere abbastanza. Tu sei stanca anche tu, perché hai passato l’anno a dirgli di studiare, a chiamarlo dalle uscite, a litigare per le ripetizioni.
In questi cinque giorni, una sola cosa: non parlare ancora del prossimo anno. Non chiedere “cosa farai a settembre”, non programmare ripetizioni estive, non iscriverlo subito a un’altra scuola. Lascia che la bocciatura lo attraversi. Tieni la casa morbida, fai un viaggio breve, mangiate qualcosa che gli piace. Il colloquio sul futuro arriverà tra una settimana, quando tutti e due avrete smesso di reagire e potrete iniziare a pensare.
La bocciatura non è solo una rottura
Se cambiassimo il punto di vista per un attimo, capiremmo che esattamente come abbandonare un posto di lavoro può essersi rivelato una grande opportunità per un adulto, ugualmente può essere se bocciano il figlio. Banalmente, la bocciatura non è solo una rottura. Se la sai interpretare, però. Come?
Si rimedia
Lui in parte si sente liberato, sappilo. Perché se lo aspettava e la tensione generata dall’attesa è ben più alta della conferma. Stupisci tuo figlio: non giudicarlo se lo bocciano, anche se ti ha fatto penare tutto l’anno. Ripartite più leggeri entrambi ora che potete, fatelo con degli interrogativi costruttivi:
- Secondo te, tesoro, perché è successo?
- È il caso di cambiare scuola?
- Ma come fai ad avere la certezza che se la prof. di spagnolo andrà in pensione, non avrai nuovi problemi l’anno prossimo?
Ragionate insieme, non vi accusate e, se potete, non accusate neppure terzi. Rimediate solo.
Forse il tuo mini adulto doveva passare da qui per fare un percorso di qualità.
Bocciatura alle superiori: perché succede e cosa significa davvero
La bocciatura alle scuole superiori, soprattutto al primo o al secondo anno, dice qualcosa di importante: la scelta non era quella giusta. Spesso non è colpa di tuo figlio, e neppure tua. La scelta della scuola superiore arriva a tredici anni, quando un ragazzo non sa ancora chi vuole diventare, e si appoggia al pensiero di chi ha intorno. Il liceo perché lo fanno gli amici, il tecnico perché “dà sbocchi”, l’istituto professionale perché “almeno trovi lavoro”. E poi, all’atto pratico, ci si trova a quattordici anni a studiare materie che non si sono scelte davvero.
La bocciatura, in questo contesto, è dolorosa ma onesta: ti sta dicendo che il percorso non funziona. La domanda da fare a tuo figlio non è “perché non hai studiato di più” — è “ma a te, questa scuola, piace ancora?”. La risposta che riceverai cambierà tutto.
Si ascolta
Se lasci andare la tensione, tuo figlio ti dice chiaramente perché e per come non è andata. Scommettiamo?
E tu, puoi guidarlo a capire i fatti che non capisce ancora, le responsabilità che non sente ancora sue. Perché a volte, un ragazzo fatica ad intuirlo.
Si ama
Non c’è bisogno che te lo dica io in un articolo. Ciò che voglio dirti è di farlo sentire amato quando lo bocciano: perché anche laddove tuo figlio sembri indifferente, la bocciatura è un segnale forte dall’esterno in un periodo in cui la sua personalità si sta formando e l’autostima si sta costruendo. Può far scricchiolare la sua sicurezza.
Rassicura tuo figlio! Digli che andrà tutto bene alla fine. E se non va bene, non sarà la fine, come diceva Lennon.
Dagli la possibilità di capire che può risollevarsi. Sempre.
E se decide di cambiare scuola? Come si fa?
Quando dopo la bocciatura emerge che la scuola non è la sua, non è una sconfitta: è un’informazione preziosa che vi è arrivata in tempo per essere utile. Cambiare scuola si può, anche da bocciato, anche cominciando da un’altra prima. Ci sono ragazzi che hanno fatto due prime — una al liceo e una al tecnico — e oggi hanno un percorso lavorativo solido, perché quei due anni gli sono serviti per trovare la propria voce.
Il cambio richiede pochi passaggi pratici: un colloquio con la nuova scuola, l’iscrizione entro le date che la regione stabilisce, eventualmente un esame integrativo per recuperare le materie non fatte. Niente di insormontabile. Quello che serve davvero è togliere a tuo figlio l’idea che cambiare scuola sia “andare in fondo”: non lo è. È riposizionarsi.
Cosa fare quando la bocciatura è arrivata e bisogna pensare al prossimo anno
Tra fine luglio e l’inizio di settembre arriva il momento delle decisioni: ripetere stessa scuola, cambiare scuola, fare un passo di lato. Cinque cose da fare prima di iscriverlo per il prossimo anno.
- Aspetta almeno due settimane prima di scegliere. Le decisioni prese nei primi giorni post-bocciatura, in casa, sono decisioni dette d’istinto: spesso le si rimangia a settembre. Prendetevi il tempo della pausa estiva.
- Fai un colloquio con il consiglio di classe a fine giugno o a luglio. Chiedi cosa, secondo loro, non ha funzionato. Non per litigare: per capire. Spesso lì emergono cose che durante l’anno non erano state esplicite.
- Parla con tuo figlio della scelta della scuola, non solo dell’anno da rifare. “Ti vedi ancora in questa scuola?” è la domanda chiave. Se la risposta è no, l’opzione “stessa scuola, anno ripetuto” è la peggiore.
- Se cambia scuola, fai i colloqui di orientamento a luglio. Le segreterie a settembre sono ingolfate. A luglio le scuole sono ancora disponibili a parlare con voi con calma.
- Lascialo respirare in estate, anche se deve recuperare materie. Un mese pieno di ripetizioni serve a poco se arriva in classe a settembre già spento. Alterna recupero e stacchi veri.
Le decisioni di agosto pesano sull’intero anno scolastico successivo, e prenderle in casa da soli porta spesso a scelte di pancia. Con una consulenza educativa con me, in 30 minuti gratuiti facciamo tre cose:
- Capiamo la causa reale della bocciatura. Non quella ovvia (“non ha studiato”), ma quella sotto — che spesso cambia tutto.
- Valutiamo se cambiare scuola è la risposta giusta o solo una fuga. Sono due scelte diverse, con esiti molto diversi a un anno.
- Mettiamo d’accordo te, tuo figlio e eventualmente l’altro genitore. Una decisione condivisa pesa meno e regge meglio nel tempo.
Si fa in videocall. Ti rispondo entro 24 ore.
Se vuoi approfondire il tuo caso:
FAQ – Domande frequenti dei genitori
Niente, per i primi giorni. Sembra contro-intuitivo ma è la prima cosa giusta da fare: lascialo respirare.
Nei giorni successivi, la frase più utile che puoi pronunciare è una domanda: “come stai?” non “perché è successo”, non “che facciamo adesso”.
Solo come stai. Tutto il resto le scelte, i recuperi, l’anno prossimo arriva quando lui stesso comincia a parlartene.
La bocciatura diventa un’opportunità solo se ti permetti di leggerla come un’informazione, non come una sentenza. L’informazione è: qualcosa nel percorso non sta funzionando. La sentenza, invece, dice che tuo figlio “è” un bocciato. Sono due narrazioni diversissime, e il modo in cui le porti tu in casa, le accoglie lui. Se tu la leggi come informazione, lui la userà per cambiare. Se la leggi come sentenza, la indosserà come definizione di sé.
Dipende dalla risposta a una sola domanda: perché è stato bocciato. Se è una scelta di indirizzo sbagliata, sì, cambiare ha senso. Se invece è successo per un periodo difficile (separazione in famiglia, lutto, gruppo classe pesante), cambiare scuola potrebbe portare con sé gli stessi problemi. Prima di iscriverlo altrove, datevi il tempo di un colloquio educativo per distinguere le due cose.
Tecnicamente sì, ma non è quasi mai la strada giusta. Il ricorso al TAR o al consiglio scolastico funziona solo se ci sono vizi formali nel procedimento (verbali mancanti, valutazioni non motivate, conteggi errati). Per essere sicura, fai prima un colloquio con il consiglio di classe per capire come si è arrivati alla bocciatura: nove volte su dieci capirai che il ricorso non porterebbe a niente, e che vale più l’energia messa nel ripartire.
La cosa più utile è normalizzare: la bocciatura non è una malattia, è successa a tantissimi ragazzi e ad alcuni adulti che oggi conosci e stimi. Raccontagli storie vere di persone che hanno avuto un anno di pausa e ne sono uscite più forti. Se la demoralizzazione dura più di tre o quattro settimane e si accompagna a chiusura, perdita di sonno, rifiuto di vedere amici, allora il discorso cambia: lì serve un supporto psicologico, non solo educativo.

