Quando un gioco è educativo? | Dott.ssa Valentina Di Bella
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Quando un gioco è educativo?

Il gioco è il lavoro del bambino”, diceva Maria Montessori per alludere al potenziale di sviluppo che un “buon” gioco reca sempre in sé. Diversamente da quanto si sia portati a credere, infatti, le attività ludiche cui i bambini si dedicano sono strumenti di crescita.

Il gioco, apparente perdita di tempo e mero intrattenimento, in realtà permette l’evoluzione cerebrale, emotiva. Attraverso il gioco il bambino:

  • scopre il mondo, appropriandosi di contenuti e nozioni;
  • rielabora vissuti;
  • impara tutte quelle norme di comportamento che, se trasferite attraverso un linguaggio razionale, tipico dell’adulto, difficilmente vengono interiorizzate.

Pensa a tutte quelle volte in cui hai provato a spiegargli l’importanza di lavare il viso, ma nulla…solo le bolle di sapone davanti lo specchio hanno convinto il tuo bambino! Non si tratta di capricci, ma di caratteristiche proprie dell’identità infantile. I più piccoli rivolgono la loro attenzione a quanto è in grado di incuriosirli, entusiasmarli… il gioco ha esattamente queste caratteristiche, ecco perché è quasi sempre una buona idea.

Perché dico “quasi”? Perché al fine di utilizzare tutto il potenziale di questo strumento educativo, gratuito e alla portata di tutti, ti occorrono certi  accorgimenti. Vediamone insieme alcuni….perché in realtà ce ne sono moltissimi!

Rispetta la volontà di gioco del tuo bambino

L’idea che il bambino sia naturalmente portato a giocare non deve confondersi con quella per cui abbia sempre voglia di parteciparvi. Pensa a tutte quelle volte in cui per distrarlo gli hai chiesto: “vuoi giocare con le macchinine? Dai, prendiamole!” e ti ha risposto con un risoluto “no”. Oppure, pensa a quelle volte in cui cominciate a scherzare, a farvi il solletico e la risata fragorosa di tuo figlio si trasforma in un lamento, una richiesta di smettere. Al di là delle possibili motivazioni dei suoi rifiuti, ciò che voglio suggerirti ora è di rispettare la volontà del tuo bambino. Il gioco è un’attività libera, di per sé divertente. Se il gioco è imposto non è più tale, riduce il suo potenziale e la sua valenza positiva.

Seleziona le frasi che vuoi dire

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Non tutto ciò che diciamo al bambino durante il gioco (e non solo!) gli occorre davvero. Alcune osservazioni che proprio a volte non riusciamo a trattenere (“non si fa così!”, “cosa hai combinato?”…) dovrebbero esser sostituite con azioni e parole più funzionali. Ad esempio, per prevenire il disordine che talvolta il gioco produce, potresti predisporre prima lo spazio dell’attività e decidere che ogni gioco dev’essere riposto prima di cominciarne un altro. Per rimediare alle macchie di colore puoi dotare lo spazio usato di una piccola spugna, utile all’occorrenza. Ancora, anziché intervenire subito su “come si fa” un gioco, puoi scegliere di osservare quale sia effettivamente la sperimentazione che il piccolo vuole compiere.

Non significa che il gioco sarà privo di regole: vuol dire orientare i propri interventi a quelli necessari davvero. Durante un gioco, le azioni adulte irrinunciabili sono quelle che tutelano la sicurezza del tuo bambino e dell’ambiente circostante.

Usa i momenti di gioco a vantaggio della crescita

Quindi serviti del linguaggio simbolico con cui il gioco si esprime. Un chiaro esempio di questa valenza sono le fiabe, ottimo strumento per rielaborare paure, emozioni, vissuti. Scegli le storie che aiutano il tuo bambino! Serviti dei giochi, delle attività che veicolano significati profondi. Vuoi che il tuo cucciolo sia sensibile all’ecologia, ad esempio? Inventa un gioco in cui si valorizzi questo tema. Può bastare anche coinvolgerlo nella raccolta differenziata. Serviti di personaggi, pupazzi, oggetti che facilitino il processo educativo.

Vedrai come attraverso un linguaggio simbolico, anche l’apprendimento più complesso è facilitato!

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