Molte persone che cercano giochi educativi per bambini si chiedono quando un gioco sia davvero educativo e se ciò che propongono nel quotidiano stia sostenendo la crescita del proprio bambino. Spesso non si sta cercando una definizione tecnica, ma una conferma: sto accompagnando bene lo sviluppo di mio figlio?
“Il gioco è il lavoro del bambino”, diceva Maria Montessori per alludere al potenziale di sviluppo che un “buon” gioco reca sempre in sé. Diversamente da quanto si sia portati a credere, infatti, le attività ludiche cui i bambini si dedicano sono strumenti di crescita.
Il gioco, apparente perdita di tempo e mero intrattenimento, in realtà permette l’evoluzione cerebrale ed emotiva. Attraverso il gioco il bambino:
- scopre il mondo, appropriandosi di contenuti e nozioni;
- rielabora vissuti;
- impara tutte quelle norme di comportamento che, se trasferite attraverso un linguaggio razionale, tipico dell’adulto, difficilmente vengono interiorizzate.
Pensa a tutte quelle volte in cui hai provato a spiegargli l’importanza di lavare il viso, ma nulla… solo le bolle di sapone davanti allo specchio hanno convinto il tuo bambino! Non si tratta di capricci, ma di caratteristiche proprie dell’identità infantile. I più piccoli rivolgono la loro attenzione a quanto è in grado di incuriosirli, entusiasmarli: il gioco ha esattamente queste caratteristiche, ed è per questo che è quasi sempre una buona idea.
È anche per questo che, al di là delle etichette come giochi educativi, giochi didattici per bambini o giocattoli educativi, il valore educativo del gioco va osservato nell’esperienza concreta e nella relazione che si costruisce mentre si gioca.
Perché dico “quasi?” Perché al fine di utilizzare tutto il potenziale di questo strumento educativo, gratuito e alla portata di tutti, occorrono alcuni accorgimenti.
Vediamone insieme alcuni, ricordando che in realtà ce ne sono moltissimi.
Sommario
Rispetta la volontà di gioco del tuo bambino
L’idea che il bambino sia naturalmente portato a giocare non deve confondersi con quella per cui abbia sempre voglia di parteciparvi. Pensa a tutte quelle volte in cui per distrarlo gli hai chiesto:
“vuoi giocare con le macchinine? Dai, prendiamole!”
e ti ha risposto con un risoluto “no”. Oppure, pensa a quelle volte in cui cominciate a scherzare, a farvi il solletico e la risata fragorosa di tuo figlio si trasforma in un lamento, una richiesta di smettere.
Al di là delle possibili motivazioni dei suoi rifiuti, ciò che voglio suggerirti ora è di rispettare la volontà del tuo bambino. Il gioco è un’attività libera, di per sé divertente. Se il gioco è imposto non è più tale, riduce il suo potenziale e la sua valenza positiva.
In questa prospettiva, la distinzione tra gioco educativo o gioco libero perde significato: ciò che rende un gioco davvero educativo è il modo in cui il bambino vive l’esperienza, non l’intenzione adulta o la struttura del gioco stesso.
Seleziona le frasi che vuoi dire
Non tutto ciò che diciamo al bambino durante il gioco (e non solo!) gli occorre davvero. Alcune osservazioni che a volte non riusciamo a trattenere:
- “non si fa così!”,
- “cosa hai combinato?”
dovrebbero essere sostituite con azioni e parole più funzionali. Ad esempio, per prevenire il disordine che talvolta il gioco produce, potresti predisporre prima lo spazio dell’attività e decidere che ogni gioco debba essere riposto prima di cominciarne un altro. Per rimediare alle macchie di colore puoi dotare lo spazio usato di una piccola spugna, utile all’occorrenza.
Ancora, anziché intervenire subito su “come si fa” un gioco, puoi scegliere di osservare quale sia effettivamente la sperimentazione che il piccolo vuole compiere.
Non significa che il gioco sarà privo di regole: vuol dire orientare i propri interventi a quelli necessari davvero. Durante un gioco, le azioni adulte irrinunciabili sono quelle che tutelano la sicurezza del tuo bambino e dell’ambiente circostante.
Anche giochi spesso definiti istruttivi, interattivi o legati all’apprendimento possono perdere valore educativo se vissuti come compiti da svolgere correttamente, anziché come esperienze da esplorare.
Usa i momenti di gioco a vantaggio della crescita
Quindi serviti del linguaggio simbolico con cui il gioco si esprime.
Un chiaro esempio di questa valenza sono le fiabe, ottimo strumento per rielaborare paure, emozioni e vissuti. Scegli le storie che aiutano il tuo bambino.
Serviti dei giochi e delle attività che veicolano significati profondi. Vuoi che il tuo cucciolo sia sensibile all’ecologia, ad esempio? Inventa un gioco in cui si valorizzi questo tema. Può bastare anche coinvolgerlo nella raccolta differenziata. Serviti di personaggi, pupazzi, oggetti che facilitino il processo educativo.
Vedrai come attraverso un linguaggio simbolico anche l’apprendimento più complesso è facilitato. È in questo intreccio tra gioco e sviluppo del bambino che emerge il vero valore educativo del gioco, indipendentemente dal tipo di gioco proposto o dall’età a cui è rivolto.
In sintesi: quando un gioco è educativo
- Quando è scelto liberamente dal bambino, senza forzature o imposizioni.
- Quando l’adulto accompagna senza dirigere, osservando e intervenendo solo quando serve davvero.
- Quando permette di esprimere emozioni e vissuti, anche attraverso il gioco simbolico, senza cercare risultati immediati.
- Quando mette al centro la relazione, perché è nello stare insieme mentre si gioca che avviene la crescita più profonda.
FAQ – Domande frequenti dei genitori
Possono esserlo, ma il loro valore dipende da come vengono vissuti e dalla relazione che li accompagna. Nessun gioco è educativo di per sé.
No. Un gioco è educativo quando permette esperienza, esplorazione e costruzione di significato, non quando trasmette contenuti in modo diretto.
Il gioco libero può avere un grande valore educativo se rispettoso dei tempi e dell’iniziativa del bambino. Anche un gioco strutturato può esserlo, se non imposto.

