mamma disperata al supermercato per l'ennesimo capriccio incontenibile del figlio di 2 anni

I capricci dei bambini: cosa sono, perché succedono e come gestirli a ogni età

I capricci dei bambini sono tra le situazioni che più atterriscono un genitore o un potenziale tale. Quando hai 20 anni, rovinano le tue fantasie su quella che sarà La famiglia del Mulino Bianco che costruirai; quando hai avuto un bambino, sono ciò che metterà di più alla prova i tuoi ottimi propositi.

A posteriori, i capricci dei bambini, dei tuoi, non saranno altro che aneddoti divertenti, ricordati durante qualche chiacchiera confidenziale in una cena tra amici: ma se ti manca ancora un po’ per arrivare a questo punto, cerchiamo di capire qualche dettaglio in più osservando le caratteristiche del bimbo che fa i capricci e le reazioni più diffuse.

Se senti che vivendo queste situazioni senza riuscire a uscirne

possiamo guardarli insieme. La consulenza educativa serve esattamente a questo: vedere da fuori dinamiche che da dentro sembrano inestricabili.

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Quando arrivano i capricci e perché

I capricci sono una dinamica di cui ogni genitore, prima o poi, fa la conoscenza lungo la sua esperienza di educatore e guida umana. Capita che i capricci emergano in maniera più importante durante i terrible two o a seguito dell’arrivo del fratellino, ma un dato è certo: quando tuo figlio inizierà ad assumere comportamenti di pretesa ed aggressività, si definirà la necessità di gestirli.

Capricci dei bambini per fascia d’età: come cambiano da 1 a 7 anni

Non tutti i capricci sono uguali. Cambiano con l’età, perché cambiano i bisogni, il linguaggio e il modo che il bambino ha di stare al mondo. Riconoscere a che punto del suo sviluppo si trova tuo figlio ti aiuta a rispondere in modo coerente, senza pretendere da lui ciò che ancora non può darti.

Capricci nei bambini di 1-2 anni (12-24 mesi)

A questa età il bambino sta scoprendo il mondo e, soprattutto, sta scoprendo di essere una persona separata da te. I capricci a 13, 14, 21, 22 mesi non sono ancora capricci nel senso pieno del termine: sono espressioni di frustrazione che derivano da un linguaggio ancora insufficiente per dire ciò che sente. Vuole, non ottiene, non sa spiegarsi: il pianto e l’opposizione diventano l’unico canale possibile.

A questa età il tuo compito non è “educare” alla pazienza, ma fare da traduttore: nominare ciò che vede, ciò che prova, ciò che sta succedendo.

Capricci a 2 anni: i terrible two

“Capricci bambini 2 anni” è una delle ricerche più frequenti dei genitori, e c’è un motivo.

Intorno ai due anni il bambino entra nella fase del “no”, in cui afferma sé stesso opponendosi. Non lo fa per testarti, lo fa per costruirsi.

Le richieste continue, l’opposizione su qualsiasi cosa (anche su cose che gli piacciono!), il pianto improvviso davanti a una banalità: tutto questo è fisiologico. Sapere che è una tappa, e non un fallimento educativo, ti aiuta a rispondere senza prenderla sul personale.

Capricci a 3 anni: tra crisi isteriche e capricci continui

A 3 anni il capriccio si fa più strutturato. Il bambino ha più parole, più consapevolezza, ma ancora poca capacità di regolare l’intensità di ciò che sente. È qui che spesso emergono le crisi isteriche: pianti che sembrano non finire mai, urla, irrigidimenti, calci, lanci a terra.

Quando i capricci diventano continui, ovvero ripetitivi e frequenti durante la giornata, è quasi sempre il segnale che qualcosa nel suo equilibrio quotidiano è scivolato: poco sonno, troppe richieste, una tensione tra gli adulti, un cambiamento recente. Non è il bambino a essere “difficile”: è la situazione che lo è diventata per lui.

Capricci a 4-5 anni: quando iniziano a contrattare

Tra i 4 e i 5 anni il capriccio cambia volto. Il bambino comincia a ragionare, a mediare, a “trattare” con te. I capricci diventano più verbali e meno fisici: l’opposizione si sposta sul piano del confronto.

Questa è la fase in cui il tuo modo di rispondere fa la differenza più di prima. Se cedi quando insiste, gli stai insegnando che insistere funziona. Se invece resti coerente, fermo nei limiti, accogliente nelle emozioni gli stai dando uno schema di relazione che porterà con sé per anni.

Capricci a 6-7 anni: capricci o richieste di ascolto?

A 6-7 anni, quando un comportamento “capriccioso” si presenta, raramente è un capriccio nel senso classico. Più spesso è un modo, ancora immaturo, di chiedere attenzione, di dirti che qualcosa non va a scuola, con gli amici, dentro di lui.

Davanti a un bambino di questa età che fa i capricci con frequenza, il primo passo non è educativo: è ascoltare. Cosa sta succedendo nella sua giornata che non riesce a raccontarti diversamente?

Il bambino che fa i capricci: i comportamenti più comuni

  • Fa richieste continue (giocattoli, snack…)
  • Non vuole fare i compiti
  • Non vuole andare a dormire
  • Non vuole spegnere la tv
  • Urla, strepita e batte i piedi

Come reagiamo ai capricci (e perché spesso sbagliamo)

  1. A volte interpretiamo i capricci in modo sbagliato
  2. Entriamo in reazione: urliamo e perdiamo le staffe
  3. Pensiamo che i bambini siano per natura capricciosi e ribelli.

Ti sei riconosciuto in questi tre atteggiamenti? Ebbene, di questi l’ultimo è quello che causa la maggiore confusione in noi adulti, che a volte attribuiamo i capricci ad una specie di dotazione di default, una parte omaggio del fagotto della cicogna. Eppure… no, l’Universo non ci è così avverso.

La questione è che adulti e bambini utilizzano due linguaggi diversi. La risoluzione consiste nel costruirne uno comune, che tenga conto dei bisogni e della natura dei genitori e dei figli.

“Ignora il capriccio e passerà”: perché questo consiglio è fraintendibile

Fingere di non vedere le sue bizze è un suggerimento assolutamente comprensibile, che ti viene dato sulla scorta del principio educativo per cui le attenzioni negative, per quanto spiacevoli, appagano il bisogno di considerazione del bambino e quindi vengono ricercate parimenti a quelle positive.

Questo consiglio, inoltre, viene spesso fornito ispirandosi (ragionevolmente!) allo stress che l’adulto stesso prova nella situazione “capricci” di un bambino, data l’impotenza emotiva che sperimenta di fronte a:

strilli incontenibili e richieste bizzarre (“io VOGLIO uscire con i sandaletti!” ..ed è il 7 febbraio!).

Eppure, tutto ciò non è utile al tuo bambino arrabbiato (che frustrato, persegue nel suo urlo a mo’ di sirena, sperando tu ceda) e nemmeno a te, che stremato, ti chiedi se davvero non sarebbe stato meglio accontentarlo (“al diavolo la pedagogia…io devo sopravvivere!”).

E se ti dicessi che l’idea di fondo di ignorare i capricci è buona, ma è fraintesa nel noto comune?

Se vuoi approfondire il tuo caso:

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Il vero significato del capriccio

I capricci sono l’espressione di un bisogno. Sforziamoci a capire che essi nascondono una motivazione profonda, che spesso non è manifesta.

Quindi, l’atteggiamento più costruttivo è quello che si chiede cosa può averlo fatto arrabbiare/intristire/agitare.

Ha percepito tensione in casa? Vuole attirare la mia attenzione per quale motivo?

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I 5 passi per risolvere i capricci dei bambini

Quando si trascorre lungo tempo a fianco dei bambini, si imparano un mucchio di cose a riguardo. Si provano modalità diverse, si acquisiscono stili educativi. Ad oggi, credo che queste 5 semplici azioni siano le più efficaci che ho sperimentato per risolvere i capricci.

  1. Mi avvicino al bambino in modo calmo, disponibile all’ascolto;
  2. Gli chiedo cosa sia successo e come si sente, evitando il fare accusatorio che lo fa chiudere ancora di più;
  3. Lo ascolto guardandolo negli occhi, prendendo per valido ciò che dice e restando in atteggiamento empatico;
  4. Adopero l’intuito per sentire ciò che effettivamente sta dietro a questa esternazione. Può essere che le spiegazioni siano effettive o che invece il bambino si sia sentito solo, non amato, abbia bisogno di coccole o attenzioni di cui non è capace di fare richiesta).
  5. Lo rassicuro.

Quando il capriccio esplode: come gestire le crisi isteriche

I 5 passi che hai appena letto funzionano in moltissime situazioni. Ma ci sono episodi in cui il capriccio si trasforma in una vera crisi: pianto inconsolabile, urla, rifiuto totale del contatto. In quei momenti, parlare non basta. Serve una strategia diversa.

A volte non è solo una fase.
È qualcosa che si ripete, ogni giorno,
sempre nello stesso modo.

E quando succede, spesso non cambia da solo.
Fermarsi un attimo e guardarlo insieme può aiutare a fare chiarezza.
Il primo scambio è gratuito e pensato proprio per orientarsi, senza impegno.

Ci saranno volte in cui i tentativi di calmare tuo figlio e farti spiegare il suo bisogno con calma e senza strilli, saranno completamente inutili. Le crisi di pianto esasperate, infatti, richiedono una certa quantità di tempo affinché il piccolo riesca a rientrare in sé. Per aiutarlo, vi sono diverse strategie educative, come l’abbraccio contenitivo.

Voglio condividere con te un’altra modalità d’intervento, utile ad ignorare i capricci, ma non il bambino. Essa si compone di poche, semplici azioni:

  • Rivolgiti a tuo figlio dicendo “Amore, sono qua. Come ti ho detto, la mamma (o il papà!) non capisce così, ma quando ti sei calmato, sappi che sono qui pronto ad ascoltarti!”;
  • Mentre pronunci questa frase, allontanati e, apparentemente, riprendi l’attività di cui ti stavi occupando prima dell’accaduto, mantenendoti nella stessa stanza del tuo bambino, ma senza mantenere il contatto visivo;
  • Ad intervalli di due, quattro minuti, riproponi il tuo intervento, interrompendoti: “Cucciolo, sei pronto? Quando vuoi, la mamma (o papà) ti ascolta!”

La comunicazione fondamentale che stai offrendo a tuo figlio, quindi, è che stai ignorando il capriccio e che sei accanto a lui sempre, anche in questa circostanza spiacevole. Non solo: questa azione educativa ti permetterà di raggiungere tre benefici.

  1. il bambino non si sentirà abbandonato;
  2. il bambino avvertirà che il suo comportamento non riceve un rinforzo;
  3. il bambino sentirà l’amore incondizionato

…e quale intervento educativo può essere più efficace di quello che al contempo contiene e accoglie?

Capricci continui: quando può servire un supporto esterno

Capita che, nonostante l’ascolto, la presenza, le strategie, i capricci continuino. Diventano quotidiani, occupano spazio nelle giornate, lasciano i genitori esausti e con la sensazione di non riuscire più a leggere il proprio figlio.

Quando un capriccio è continuo non è quasi mai “il bambino che si comporta male”. È un sistema-famiglia che si è incastrato in una dinamica e fatica a uscirne da solo. Capita a tutti, prima o poi.

In quei momenti, uno sguardo esterno fa la differenza. Non perché tu non sappia fare il genitore: ma perché chi è dentro la situazione difficilmente riesce a vederla con la giusta distanza. Riconoscere quando chiedere aiuto non è una sconfitta, è una delle cose più mature che un genitore possa fare per sé e per suo figlio.

Se i capricci di tuo figlio ti stanno mettendo in difficoltà e senti che da soli non state più trovando la strada, parlarne con qualcuno di esterno può aiutare a fare chiarezza.

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FAQ – Domande frequenti dei genitori

I capricci sono l’espressione di un bisogno che il bambino non riesce a comunicare in altro modo. Possono nascere da stanchezza, fame, gelosia, percezione di tensione in casa, bisogno di attenzione, o semplicemente dal fatto che a una certa età il linguaggio non basta ancora a dire tutto ciò che si sente.

I capricci nel senso classico iniziano intorno ai 18-24 mesi (i cosiddetti terrible two) e tendono a evolversi fino ai 5-6 anni, cambiando forma con la crescita. Dai 6-7 anni in poi, ciò che chiamiamo “capriccio” è quasi sempre qualcos’altro: una richiesta di ascolto su qualcosa che il bambino non riesce a esprimere diversamente.

L’idea di “ignorare” il capriccio è giusta solo se intesa correttamente. Non si ignora il bambino: si ignora il comportamento del capriccio, restando presenti e disponibili nel momento in cui il bambino sarà pronto a comunicare con calma. È una differenza enorme: nel primo caso il bambino si sente abbandonato, nel secondo si sente accolto pur senza ottenere ciò che chiedeva con il pianto.

Quando i capricci diventano quotidiani, il primo passo è guardare al contesto, non al bambino. Sta dormendo abbastanza? Ci sono cambiamenti recenti (scuola, fratellino, trasferimenti)? C’è tensione in casa? Spesso il capriccio continuo è il sintomo di qualcosa che si è disequilibrato nel sistema-famiglia, e si risolve agendo sulla causa, non sull’effetto.

Il capriccio è una richiesta espressa con intensità: il bambino vuole qualcosa e usa il pianto o l’opposizione per ottenerlo. La crisi isterica è uno stato di sopraffazione emotiva: il bambino non vuole più nemmeno ciò che chiedeva all’inizio, ha “perso le redini” del proprio sentire ed ha bisogno di tempo, presenza silenziosa e contenimento per rientrare in sé.

Avvicinandosi al bambino con calma, chiedendogli cosa è successo senza accusarlo, ascoltandolo guardandolo negli occhi, e rassicurandolo. La chiave è ricordare che il capriccio non è contro di te: è una difficoltà che il bambino sta vivendo e che, in quel momento, sa esprimere solo così.

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